Studio Legale Bagnardi Avvocato Roma
   
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   Giurisprudenza
 

Studio legale Roberto Maria Bagnardi
 

ART. 2087 C.C. TUTELA DELLE CONDIZIONI DI LAVORO. ONERI PROBATORI A CARICO DEL LAVORATORE E DEL DATORE DI LAVORO

Omissis...."la pretesa del ricorrente si basa sulla previsione dell'art 2087 cod. civ. che sancisce l'obbligo per il datore di lavoro di adottare nell'esercizio dell'impresa "le misure che, secondo la particolaritÓ del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integritÓ fisica e la personalitÓ morale dei prestatori di lavoro".

La Giurisprudenza della Suprema Corte ha pi¨ volte chiarito come tale norma costituisca una previsione di chiusura del sistema antinfortunistico estensibile a situazioni non previste dalla legge e che pone l'obbligo per l'imprenditore di adottare le misure idonee a garantire l'igiene dell'ambiente di lavoro e la prevenzione degli infortuni.
La norma in esame, per˛, deve essere coordinata con il sistema delineato dalla T.U. n. 1124/65 in base al quale i lavoratori, tra i quali certamente il ricorrente (circostanza non contestata), sono assicurati obbligatoriamente presso l'INAIL per il rischio di infortuni sul lavoro e malattie professionali e questa assicurazione obbligatoria comporta l'esonero del datore di lavoro dalla responsabilitÓ per detti eventi lesivi (art. 10).

La responsabilitÓ del datore di lavoro, dunque, permane solo nel caso in cui allo stesso possa essere imputata la mancata adozione di misure di prevenzione degli infortuni in violazione delle norme di legge, di contratto o di altre derivanti dall'esperienza specifica del settore e dalle relative conoscenze.

Pertanto in applicazione dei principi generali, deve ritenersi che il lavoratore, il quale agisca per ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 2087 cod. civ., sia tenuto a provare il fatto costitutivo della propria pretesa ossia l'inadempimento, da parte del datore di lavoro, delle norme antinfortunistiche e il collegamento causale tra questa violazione e l'infortunio verificatosi.

Il principio Ŕ stato pi¨ volte confermato dalla S.C. secondo la quale "Il carattere contrattuale dell'illecito e l'operativitÓ della presunzione di colpa stabilita dall'art. 1218 cod. civ. non escludono che la responsabilitÓ dell'imprenditore ex art. 2087 cod. civ. in tanto possa essere affermata in quanto sussista una lesione del bene tutelato che derivi causalmente dalla violazione di determinati obblighi di comportamento, imposti dalla legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche; ne consegue che la verificazione del sinistro non Ŕ di per se sufficiente per far scattare a carico dell'imprenditore l'onere probatorio di aver adottato ogni sorta di misura idonea ad evitare l'evento, atteso che la prova liberatoria a suo carico presuppone sempre la dimostrazione, da parte dell'attore, che vi Ŕ stata omissione nel predisporre le misure di sicurezza (suggerite dalla particolaritÓ del lavoro, dall'esperienza e dalla tecnica) necessarie ad evitare il danno e non pu˛ essere estesa ad ogni ipotetica misura di prevenzione, a pena di fare scadere una responsabilitÓ per colpa in una responsabilitÓ oggettiva" (Cass. 3162 del 2002)

Sulla base di questi principi Ŕ stato chiarito che "L'art. 2087 cod. civ. non configura un'ipotesi di responsabilitÓ oggettiva: perchŔ possa affermarsi una responsabilitÓ del datore di lavoro in base alla suddetta disposizione non Ŕ sufficiente, infatti, che nello svolgimento del rapporto di lavoro si sia verificato un evento dannoso in pregiudizio del lavoratore, ma occorre che tale evento sia ricollegabile ad un comportamento colposo del datore di lavoro. Ne consegue che incombe sul lavoratore il quale lamenti di aver subito, a causa delll'attivitÓ lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare l'esistenza di tale danno, come pure la nocivitÓ dell'ambiente di lavoro nonchŔ la connessione tra l'uno e l'altra. Incombe, invece, sul datore di lavoro l'onere di provare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del pregiudizio subito ovvero che la malattia non Ŕ ricollegabile alla violazione degli obblighi a suo carico" (Cass. 6388 del 1998 conforme la Cass. 1307 del 2000, Cass. 3234 del 1999).

Si consideri inoltre che l'infortunio in questione Ŕ avvenuto nel marzo 2004 ossia sotto la vigenza del D.Lvo n. 38 del 2000 che all'art. 13 prevede l'estensione della tutela assicurativa dell'INAIL anche al danno biologico derivante dagli infortuni sul lavoro. Nel caso in esame il ricorrente ha sostenuto la responsabilitÓá della XXXXXX nell'infortunio de quo sostenendo che la societÓá non lo aveva dotato degli strumenti di sicurezza obbligatori per legge.

Questa tesi Ŕ smentita dalla prova documentale e testimoniale assunta nel corso del giudizio..."omissis.

Tribunale di Roma, Sez. Lavoro, sentenza n. 20507 del 9/7/2007, Giudice Dr. Flavio Baraschi, inedita.

Significativa in argomento una sentenza della Corte di Appello di Milano la quale, nel ribadire che "...l'art 2087 c.c. non configura una ipotesi di responsabilitÓ oggettiva, in quanto la responsabilitÓ del datore del lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze tecniche del momento..."precisa poi che "...il lavoratore Ŕ comunque soggetto all'onere di allegare e dimostrare l'esistenza del fatto materiale e anche le regole di condotta che assume essere violata, provando che l'asserito debitore ha posto in essere un comportamento contrario o alle clausole contrattuali che disciplinano il rapporto o a norme inderogabili di legge o alle regole generali di correttezza e buona fede o alle misure che, nell'esercizio dell'impresa, debbono essere adottate per tutelare l'integritÓ fisica e la personalitÓ morale dei prestatori di lavoro". (v. Corte di Appello di Milano 4/9/2006 Il Lavoro nella Giurisprudenza n. 5/2007, pag. 528 e segg.).

 

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